PREMIO ALPI GIULIE CINEMA 2011
VERBALE DELLA GIURIA
La giuria del Premio Alpi Giulie Cinema, composta da
- Giorgio Gregorio, regista
- Arrigo Olivieri, studente universitario carnico
- Stefano De Franceschi, giornalista
dopo aver visionato le opere presentate in concorso nel febbraio 2011, pur non avendo trovato un giudizio unanime e concorde, assegna a maggioranza, i seguenti riconoscimenti:
MIGLIOR FILM, Premio “Scabiosa Trenta” 2011
al film “Trenutek Reke / Il Tempo del Fiume” di Anja Medved e Nadja Velušček con la seguente motivazione:
Nonostante il ritmo del film si adegui volutamente a quello lento dello scorrere delle acque, la potenza dello sguardo che gli autori gettano su quella porzione di mondo che è attraversata dal fiume Soča/Isonzo, mediata e anzi accresciuta da una fotografia eccellente e da un montaggio magistrale, non si limita a una contemplazione estatica dei numerosi paesaggi attraversati dal fiume né, d’altro canto, le testimonianze di chi racconta davanti alla macchina da presa rispondono a un intento meramente formale o didascalico.
Dalle Alpi Giulie a Grado, attraverso le immagini, i volti e le voci dei testimoni, il film dà uno spaccato ampio e diversificato delle diverse realtà che il fiume attraversa e lo spettatore è portato a conoscere l'ambiente e a rivivere la storia e le molte contraddizioni di queste terre di confine.
Il valore documentaristico in senso stretto (e per certi versi "testamentario", visti i tempi correnti) dell’opera è rilevantissimo.
Giudizio positivo per la pulizia della regia e per la solidità della sceneggiatura.
Sempre puntuale, appropriato e mai superfluo l'utilizzo del vasto materiale d'archivio: immagini di repertorio, registrazioni, brani tratti da filmati casalinghi o da pubblicità, scampoli di filmati di guerra.
Una nota di merito va anche alla colonna sonora, e al trattamento e l'utilizzo delle musiche e dei suoni registrati in presa diretta.

PREMIO “Luigi Medeot” per il miglior soggetto
al film “Guardare il Silenzio” di Giampaolo Penco con la seguente motivazione:
Il film, in piena sintonia con quella che è l'essenza stessa del Premio Alpi Giulie Cinema, ha il pregio di affrontare il tema non certo facile del rapporto tra arte e montagna, o ancor meglio dell'arte in montagna.
Partendo dalla realtà quotidiana di un giovane contadino della Carnia, messo a contatto e a confronto con le installazioni artistiche della collezione Marzona, il film si muove tra le montagne a cavallo tra Triveneto ed Austria, alla scoperta di opere d'arte ed architettoniche moderne, realizzate con l'ambizione di arricchire la fruizione del paesaggio, aprendo tuttavia orizzonti nuovi e ponendo una riflessione fra il passato nostalgico che non può più tornare, il presente in cui “il fatto stesso di riuscire a vivere in montagna, a 1.700 metri di quota, può considerarsi un'arte”, ed il futuro in cui la presenza dell'uomo sulle montagne e nella natura rischia di essere considerata un'opera d'arte tout court.
L'opera nel suo insieme privilegia il parlato mentre le immagini si limitano ad accompagnare il testo e le interviste, penalizzando la piena riuscita del film.

